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A tempo scaduto

10 giugno 2018

Capita spesso, in questi anni di incertezza economica, di crisi finanziaria delle famiglie, di perdita del lavoro o di chiusura di attività, di trovarsi indebitati in modo non previsto, con banche, con l’erario, ma anche con privati creditori.
Inizialmente si tende a rimuovere il problema, confidando che si risolverà, è un momento di difficoltà, passerà.
Qualcuno continua la rimozione anche quando il problema si cronicizza, e se lo pone solo di fronte a iniziative di recupero del credito, raramente la situazione si affronta quando si dovrebbe.
Chi non ha pensato per tempo a cautelarsi tenendo fuori parte del patrimonio dalle possibili aggressioni, con accorgimenti da trovare e adattare caso per caso, si trova in seria difficoltà nel momento in cui vuole rimediare.
L’ideale sarebbe, soprattutto per chi ha una attività con partita IVA, procedere, sin dall’inizio, a individuare i beni che si vogliono tenere fuori da rischi: su di essi, destinandoli secondo le intenzioni del cliente, nessun creditore potrà agire, ma, ovviamente, di essi il cliente non potrà tenere conto per ottenere finanziamenti bancari. È come se non li avesse.
Ma che succede se non si pensa per tempo a regolamentare tale aspetto, dopo che la situazione finanziaria diventa critica? Succede che quasi sempre diventa impossibile rimediare.
Così come le malattie, che se non prese per tempo si aggravano e non sempre consentono un rimedio quando si interviene in fase avanzata, la stessa cosa accade nel caso esposto.
Premetto che vi sono alcuni istituti giuridici che non sono adeguati alle mutate situazioni familiari e sociali: mi riferisco al fondo patrimoniale che tutt’oggi, incredibilmente, molti credono sia una forma di blindatura del patrimonio.
Non serve a niente.
Innanzitutto mette al riparo i beni dalla aggressione di creditori i cui debiti non sono fatti nell’interesse della famiglia, ma, a ben vedere, tali debiti sono pochissimi.
Qualsiasi debito fatto nell’esercizio di attività è considerato dalla Cassazione come fatto nell’interesse della famiglia e pertanto coinvolge i beni in fondo patrimoniale.
Ne restano fuori solo i debiti fatti per motivi personali come ad es debiti di gioco, risarcimenti di danni non da attività professionale, fideiussioni prestate a terzi.
In secondo luogo quando viene presa un’ipoteca, solo in un secondo momento è il giudice a valutare se si riferisce a debiti fatti o meno nell’interesse della famiglia, e per tutto il tempo del giudizio l’immobile rimane bloccato.
Infine il fondo, che si ricorda ë una convenzione matrimoniale quindi può essere fatto solo da coniugi o uniti civilmente o conviventi, cessa con la cessazione del matrimonio.
In caso di divorzio o scioglimento dell’unione o della convivenza (evento incerto) o morte (evento certo, prima o poi), gli immobili costituiti in fondo verranno travolti.
Così come vengono travolti senza bisogno neanche di una causa tutti gli atti a titolo gratuito fatti prima di un anno dal pignoramento, e, con una causa di revocatoria ma certamente vinta con sicurezza dai creditori, tutti gli atti a titolo gratuito fatti cinque anni prima da quando viene promossa.
Né si può simulare una vendita: innanzitutto la simulazione, se fatta in frode ai creditori, può anche integrare un reato, nel quale verrebbero coinvolti anche i familiari o prestanome che vengono utilizzati, in secondo luogo far figurare una vendita necessita di un effettivo pagamento di un prezzo, che i creditori potranno accertare se sia stato effettivamente corrisposto transitando sul conto del loro debitore, con il rischio anche che la somma accreditata al venditore venga pignorata anch’essa.
È evidente quindi che cercare di rimediare a tempo scaduto o quasi non può costituire un rimedio.
Per questo occorre sempre pianificare per tempo una corretta e solida intestazione della proprietà, che metta al riparo parte del patrimonio dalle alterne vicende finanziarie che a tutti, nessuno escluso, soprattutto di questi tempi, possono accadere.
Una consulenza adeguata e adattata ad ogni caso, possibilmente con l’apporto anche dell’avvocato e del commercialista di fiducia, affrontando la situazione sotto tutto gli aspetti, è consigliabile.
Quando il tempo scade, non torna indietro.

 

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